mercoledì 4 maggio 2011

THE wedding!

Come non poter dedicare un post alle cosiddette nozze del secolo?!!
Soprattutto io che, per chi mi conosce lo sa, “sono del mestiere”.
Che dire… organizzazione perfetta.
Non voglio essere ripetitiva nel dire che la donna meglio vestita era Philippa, che a mio avviso indossava un abito ancor più bello di quello della sposa, o che tutte le donne Middleton hanno fatto delle scelte azzeccate in fatto di stile. L’eleganza era la loro parola per quel giorno.





Certo, tra gli invitati non tutti sono stati all’altezza e sappiamo bene a chi mi riferisco (ne hanno parlato a lungo e subito).
Scelta vincente anche quella degli addobbi nuziali: alberi per riempire in altezza lo spazio immenso dell’abbazia senza appesantire o distogliere l’attenzione dalla chiesa stessa e dagli sposi (il fulcro della giornata).



Riflettevo su chi ha l’immensa fortuna di poter esercitare la nostra professione, con passione, competenza, dedizione e successo.
Chissà se all’estero la vita di noi event organizer è più semplice. Se c’è più spazio per noi e soprattutto se c’è più libertà di lavoro…
Non ho assistito in diretta web alle nozze solo per spirito “gossiparo”, ma le ho studiate, osservate, comprese. Ed ho ritrovato nuovo slancio per la mia professione (che ovviamente non si riduce al mero essere wedding planner!).
Certa che se avessi esercitato, io ci sarei stata lì a Londra. Sicuramente non come invitata ufficiale, ma credo che avrei potuto apprendere cose nuove, se non altro osservando.

lunedì 2 maggio 2011

UN 1° MAGGIO DI FESTA!

E’ bastata una giornata per riuscire ad estraniarmi dalla quotidianità, quella grigia, rotolante e pesante. Reimmettermi in una scia più luminosa e serena, ovviamente stando al di fuori dell’ambiente che vivo (ahimè) ogni giorno.

In realtà questo mio impegno e questa mia volontà di voler ritrovare quel qualcosa che si era andato a nascondere è cominciata un paio di settimane fa in occasione della Domenica delle Palme.
Giornata splendida, vissuta al Santuario del Divino Amore.
Proprio in quell’occasione ho conosciuto P. Jean, che mi sento proprio di dover ringraziare.
Grazie per avermi ascoltata e capita, non giudicata, per aver “perso del tempo” con me, per avermi consigliata, spronata, per avermi fatto fare un po’ di silenzio per riflettere ed ascoltare.
Non mi sento di mollare proprio adesso. Ora che ho ritrovato qualcosa che era lontano.
Ovviamente se non si lotta non si conquista!

Un week-end trascorso serenamente e veramente in compagnia della persona che ho conosciuto da quando sono nata – nella sua stessa veste – quella del Santo Padre.
Con il suo sguardo, i suoi occhi, i suoi gesti e soprattutto le sue parole è riuscito a trasformare una semplice domenica in una giornata lunga e piena.
Da molto tempo non mi capitava di ritrovarmi nelle parole del Vangelo (come quelle di ieri, “Beati quelli che pur non avendo visto crederanno”). Non c’è niente da fare, sta tutto lì.

Il pomeriggio l’abbiamo passato a fare scatoloni e ad imballare piatti e bicchieri per il quasi imminente trasloco, ma nel soggiorno insieme a noi c’era anche lui, il nostro amato amico JPII.
Si sono susseguiti una serie di speciali su vari momenti del suo lungo pontificato e devo dire che mi hanno aiutato anche a comprendere nuovi aspetti della mia quotidianità, o meglio, mi hanno aiutata a capire come poterli affrontare nel modo migliore.
Ad esempio, non ci avevo mai fatto caso, ma mi ha colpito l’impegno e la dedizione che il Papa ha avuto nel portare avanti il suo Cammino nelle parrocchie romane. Ecco qual è il punto: bisogna penetrare in una realtà se si vuole Viverla pienamente. Sono sempre stata dell’idea che quando si decide di affrontare un viaggio il bello sia proprio entrare nel nuovo Paese in cui ci si reca. Mi è sempre piaciuto cercare di organizzare i viaggi in modo fai-da-te e provare ad andare proprio in quei luoghi dove magari c’è qualche amico e trascorrere qualche giorno frequentando la gente del posto, come se per un breve periodo decidessi di vivere lì.
E allora perché non farlo quotidianamente?
Soprattutto ultimamente sono diventata molto intollerante nei confronti di questa città (e dei suoi abitanti) che mi ospita ormai da qualche anno. Questo voler criticare e questo voler additare ogni piccolo aspetto e particolare mi ha portata però a non sentirmi veramente a casa in nessun luogo. E quindi?
“Semo romani, damose da fa’” . Dette da lui, da un polacco, che si è sentito a casa qui. Per farlo, però, ha preso macchina ed accompagnatori ed è andato lui verso questa città. Non ha aspettato. Rimanendo immobili si rischia di aspettare troppo a lungo, forse anche tutta la vita. Ma ce ne abbiamo una sola.

Insomma, tanti piccoli spunti da cogliere al volo, da meditare e cercare di mettere in pratica, perché se rimangono nelle nostre teste e nei nostri pensieri poi si dimenticano ( e non è detto che si ritrovino).

lunedì 18 aprile 2011

AWARD!


Che strano, proprio quando mi riavvicino alla mia passione per la Comunicazione, in particolare via Internet - in questo periodo - ecco che mi arriva il mio Primo Premio da Blogger!!!

GRAZIE!

Ringrazio Maria Chiara per aver pensato a me! E per aver pensato (da quello che ho capito) ad assegnarmi un premio per "new blogger", per far conoscere cioè i nuovi blog, quelli un po' sconosciuti.

Ci sono solo 3 regole semplicissime da seguire:

1. Accettare il premio e scrivere un post nel proprio blog.

2. Scegliere dai 3 ai 5 blog che seguite e che siano nati da poco o abbiano meno di 100 lettori fissi e comunicare loro che hanno vinto.

3. Linkare il blog della persona che ve lo ha inviato.

Ed ecco i "prescelti"...





Buona fortuna e buona giornata!! :)

mercoledì 13 aprile 2011

WEB WORLD

In questi ultimi giorni mi sto dedicando molto alla lettura di articoli, siti, blogs inglesi ed americani e devo dire di aver scoperto un'altra parte di mondo alquanto interessante.

E' riapparsa in me la vecchia passione (mai estinta) per la lingua inglese e per tutto il mondo anglosassone, in particolare per gli States.

Dal momento che quest'anno il nostro viaggio californiano è sfumato - per motivi ben validi e forse di maggiore priorità - ho deciso di prepararmi per quando quel tanto atteso momento arriverà. Nel frattempo entro comunque nel mondo statunitense... attraverso il web!

Passandoci del tempo e navigando con più attenzione ho iniziato a comprendere come sia possibile arrivare al cosiddetto fenomeno della web dipendenza, che colpisce soprattutto i giovani, dove Internet assume un ruolo privilegiato come luogo di socializzazione, sostituendosi alle volte, in tutto e per tutto, al mondo reale.

Questa consapevolezza l'ho avuta subito dopo la lettura di questo libro quando, per curiosità, ho cominciato a cercare sulla Rete delle notizie che potessero confermarmi quanto letto ed aiutarmi a comprendere di più quegli stessi racconti. E' stata impressionante la capacità di collegamento e di abbattimento dei confini e delle distanze geografiche che si è venuta a creare. Nel digitare il portale di un Comune territorialmente a me vicino o di un altro al di là dell'Oceano, non ho trovato nessuna differenza (a parte ovviamente la grafica e l'organizzazione stilistico-visiva).

Forse solo ora per la prima volta in tanti anni mi sono resa conto della potenza di Internet; delle migliaia di opportunità che ti offre nello scegliere che parte di mondo seguire, che parte di realtà (anche se virtuale) vivere. Sei tu il decisore del tuo mondo perfetto. O forse solo ora, dopo qualche anno, ho ripreso a viaggiare nel mio ambiente (quello della mia formazione) dal quale mi sono tenuta lontana per troppo tempo.

giovedì 31 marzo 2011

LA LOTTA DELLE FORMICHE - Disagi e speranze nel Paese dei nessuno. Quell'Italia che fa ancora il proprio dovere.

Qualche tempo fa mi sono interrogata nuovamente sulla finalità di tenere un blog. La mia risposta è stata: "Voglio che un domani, rileggendo i miei post, rimanga traccia nella mia memoria, della vita che ho vissuto. Degli anni che l'hanno caratterizzato e delle tappe importanti di essa". Certo, non sempre i miei post sono così profondi ed impegnati, ma tutto fa parte di quello che sto vivendo e, devo dire la verità, dal momento che non siamo gatti, e quindi di vita ce ne abbiamo una sola, non vorrei sprecarne neanche un pezzetto. Essa è fatta di gioie, dolori, fatica, incomprensioni personali e sistemiche, vittorie, conquiste, crescita, ragionamenti contorti, "pippe" mentali, realtà, mondo e modo di affrontare tutto questo! Non c'è che dire, soprattutto in questi ultimi mesi questa "benedetta" realtà non è che la veda molto positiva, e mi ci arrabbio! Ti senti veramente insignificante, inutile e schiacciata da tutto ciò che è molto più grande di te e che è molto più complicato di te. Ti scontri anche con la quotidianità e con le persone che popolano la società e che tu non riesci proprio a comprendere fino in fondo (in alcuni casi non riesci proprio a comprendere - punto -).


Oggi un piccolo/grande pensiero. Ho ritrovato questo articolo, tratto da Il Corriere della Sera.it di Giangiacomo Schiavi (18 luglio 2010).


Buongiorno. Sono il signore che paga il biglietto del tram. La volontaria che assiste gli anziani soli. Il cittadino che non evade le tasse. La signora che chiede per favore. Il pensionato che fa la coda negli uffici. La dirigente che sa ascoltare. Il medico che non guarda l’orologio. L’artigiano che non bara sui conti. Lo studente che non crede alle lotterie. Io non sgomito. Non appaio. Non cerco scorciatoie. Non mi arrendo. Lavoro a volte anche per gli altri. Mi fermo sulle strisce. Non getto mozziconi nelle strade. Aspetto il mio turno per parlare. Non parcheggio sul marciapiede e neanche in seconda fila. Faccio il mio dovere. Studio, perché penso sia importante per vincere i concorsi. Vado a votare e non al mare. Mando i miei figli alla scuola pubblica. Non penso a veline o tronisti. A volte inseguo le mie passioni... Lettere dal Paese dei Nessuno, dall’Italia dei (cittadini) dimenticati che scrivono ai giornali per avere una speranza e riassumono il declino di un vivere comune, intaccato da una terribile domanda: ma chi te lo fa fare? Giovani che si spaventano: «Ho paura per il futuro mio, del mondo, di tutti, non riesco a vedere il prosieguo della storia che il presente ci sta raccontando» (Martino, vent’anni). Anziani che si deprimono: «Sono avvilita, disgustata. Tutti rubano, tutti mangiano, tutti si fanno appoggiare o raccomandare. Se non sei così ti tagliano fuori » (Barbara, settantacinque anni). Ragazzine che si interrogano. Come Giulia. Storia esemplare che non fa notizia, ma indica il retropensiero che aleggia su di noi quando prendiamo un impegno: ne valeva la pena? Per tutto l’anno, finite le lezioni, due volte la settimana, Giulia si fa cinquanta chilometri per frequentare la scuola di ballo più famosa d’Italia. E dopo due ore alla sbarra e cinquanta chilometri di ritorno, è di nuovo a casa a fare i compiti. È brava, in classe e nella danza. Non ha tempo per playstation, Xbox, non si stordisce davanti alla tv. La vedi in giardino alla prima chiazza di sole esercitarsi nei passi e nelle ruote: su una mano, su due mani, di lato. Se riuscirà a continuare sarà ammessa alla frequenza quotidiana: vorrà dire la scuola, poi cinquanta chilometri, la lezione alla Scala, altri cinquanta chilometri, i compiti e così via, salvo i giorni delle prove per gli spettacoli, quando sarà impegnata fino a sera. Per anni e anni, ogni anno nel timore di non passare: pena l’esclusione dalla scuola di danza. Già da ora qualche amica comincia a non capire. Si domanda il perché di tanto impegno, tanto stress, tanta fatica. Si chiede perché Giulia si diverta ad andare avanti e indietro rinunciando a molte cose divertenti, quando basta apparire in una trasmissione tv o ancheggiare un po’ per raggiungere lo stesso obiettivo: uscire dalla mischia, avere un posto in prima fila. Si spendono milioni di euro in tv per valorizzare pupe, veline e anche velone. E si sbeffeggia più o meno involontariamente chi ha scelto un impegno, chi fa coscienziosamente il proprio lavoro. «Pagano ancora il sacrificio, lo studio, la fatica in questo Paese?», è la domanda che Giulia invia nel pozzo delle mail, cercando una non scontata risposta. C’era una come lei una volta a Milano. Era figlia di un tranviere. Coi sacrifici e con il talento è diventata Carla Fracci. Ma non c’è più il futuro di una volta, scrivono oggi i writer sui muri. Nel paradosso temporale di un graffito il semiologo Francesco Casetti legge il bisogno di un’aspettativa non banale. «Si invoca il futuro, che non c’è ancora, non a partire dal presente, ma dal passato che non c’è più. Ieri c’era il senso del domani: oggi questo senso manca. E si deve andare a ciò che non c’è più (lo ieri) per poter recuperare ciò che non c’è ancora (il domani)». Bisogna affidarsi alla memoria, allora, perché le opportunità non stanno nell’orizzonte geografico dei vari Nessuno che rumoreggiano dalle caselle della posta. Rispetto a ieri, la ragnatela di intrallazzi ha inquinato l’aria e ristretto i confini del galateo civico, come ha scritto Sergio Romano. «Il declivio del nostro vivere comune è intaccato dai comportamenti scorretti, a volte spregevoli, diventati prassi abituale», è la tesi di Maurizio Viroli, che alla decadenza delle buone pratiche ha dedicato una lunga riflessione e un libro dal titolo esplicito (La libertà dei servi, Einaudi). «Quando si dirà che c’è un Paese anche per i Nessuno che tirano la pialla?», sollecita una dottoressa che a quarant’anni ha strappato il contratto definitivo di assunzione. Le donne in medicina faticano parecchio a trovare un posto, scrive: quando sono brave e competitive, non allineate allo standard della rampante o dell’amica del boss, le stroncano subito. Se hanno dei figli vengono penalizzate. Se si danno troppo da fare vengono redarguite. Se non si allineano, sono emarginate. Il mobbing nei reparti è prassi abituale. Senza sponsor politici negli ospedali difficilmente si fa carriera... Si vagheggia un new deal civico, la scoperta di nuovi eroi. Si chiede un sussulto alla politica. Massimiliano Panarari, docente di Scienze politiche all’Università di Modena (L’Italia da Gramsci al gossip, Einaudi) profetizza l’abbattimento dell’impasto micidiale che alimenta la sottocultura e l’antipolitica. Ma non a breve: «La visione del mondo in Italia è basata troppo sull’irrealtà». Lo psichiatra e scrittore Vittorino Andreoli è ancora più scettico: «Io ho paura che questa società non si domandi più nulla, chieda solo e soltanto tecnologia: la tecnologia svuota, modifica i comportamenti, ci indica quel che serve a sopravvivere bene ma non risolve il senso della vita. A poco a poco stiamo diventando dei primitivi tecnologizzati in una civiltà dell’ingiustizia». Poveri Nessuno, abbarbicati alla speranza di un Paese normale dove buongiorno, come diceva Zavattini, vuol dire davvero buongiorno. Formichine inattuali nel generale appiattimento verso la società della convenienza, che rischiano di essere schiacciate tra scarpe gigantesche e pietraie desolate, come immaginava vent’anni fa Anna Maria Ortese in un memorabile racconto milanese. Un bimbo, scivolato per disgrazia sotto le ruote di un tram, che offre al padre angosciato una riflessione fulminea sul senso della vita: «Noi siamo come le formiche, vero, papà?». Bisogna forse dire «Basta!», come fa il designer Giancarlo Iliprandi che dal Politecnico di Milano teorizza un movimento culturale per cambiare aria e mette tra i capifila un grande centenario come Gillo Dorfles. «Basta a quello che non ci piace/ Basta senza sporcare i muri/ Basta per comunicare la voglia di cambiare». O chiamarsi fuori, come Luca Goldoni, investigatore di lungo corso dei comportamenti nazionali, che a un certo punto si è reso conto di non abitare più nello stesso Paese in cui era nato. «È successo quando ho letto di una telefonata intercettata tra l’amica di un politico e un’ex compagna di classe in attesa di un provino tv. "Non c’era verso di farmi dare un contratto", diceva una. E l’altra: "E come hai fatto a ottenerlo?". "Non c’era modo di convincerlo". "E allora?". "E allora gliel’ho data"». Non importa chi sei, ma chi conosci, si filosofeggia dai blog studenteschi. Servirebbe un antivirus alla cultura della convenienza, «perché se non ricostruiamo una società fondata sui doveri reciproci non sapremo nemmeno più godere dei nostri diritti », spiega Viroli. Servirebbe qualche gesto di coraggio in un Paese ricattato dall’egoismo e dalle cricche. «Cominciamo a difendere i Nessuno mettendo qualche sassolino nelle scarpe dei grandi — dice don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus — e facciamo qualcosa per le vite di scarto, magari scuole per i bocciati da questo sistema poco umano, come don Milani a Barbiana». Esempi, responsabilità, impegno, pulizia morale: l’unico parametro legalmente riconosciuto non può essere quello del denaro, scrivono in tanti. Poi un cittadino indignato lascia cadere una domanda. «Chi è arrivato in alto con gli intrallazzi, può avere soprassalti morali?». Noi, come le formichine della Ortese, dobbiamo sperare. Ma è legittimo dubitare.

martedì 29 marzo 2011

IL CORAGGIO DI RIALZARSI

Dopo due anni di viaggi attraverso gli Stati Uniti della Crisi Economica e dell’inizio dell’Era Obama, ecco il risultato: “La fortuna non esiste” (Mondatori, 2009) di Mario Calabresi. Un saggio ricco di emozioni, di realtà, di persone che, per loro cultura, sono in grado di Ricominciare e di Reinventarsi. Un viaggio negli USA di questi ultimi due anni, forse i più significativi e i più ricchi di cambiamenti. Una crisi economica che – da quando vivo – non ho mai toccato con mano ed osservato realmente da vicino. Grazie a questo libro sono entrata in contatto con realtà che pensavo fossero lontane o fossero i soggetti di storie e film. Invece no, è la vita. Quella in cui siamo immersi ogni giorno e quella di cui (fortunatamente) tocchiamo solo la coda. E’ affascinante entrare in un mondo differente, anche se il punto di partenza è lo stesso, sembra un altro mondo. Un’altra umanità. E’ vero che gli americani sono un popolo attivo, in continuo movimento e, se vuoi, in continua evoluzione. Capisci perché proprio da quel Paese partono le innovazioni sociali e perché a quel Paese il mondo guarda ed attende. “Prima si semina, poi si coltiva e solo alla fine si raccoglie”. Eccolo lo slogan dell’ultima campagna elettorale di Barack Obama – l’uomo del Change. Ci vuole impegno, tenacia, forza e convinzione. La vita va vissuta e lottata. Forse viene spontaneo fare un confronto con la nostra quotidianità e con le nostre possibilità… La caratteristica forse più bella che ho riscontrato in questa lettura è la veridicità dei fatti. Le persone o le città di cui si parla, cercate su Internet, esistono, sono reali, sono meno distanti. L’aspetto, sicuramente positivo, che emerge da questo libro è che abbiamo sconfinate risorse ed energie di cui non ci rendiamo conto. Molte volte siamo portati a pensare che quello che abbiamo sia il massimo a cui possiamo aspirare – forse c’è spazio ancora per un piccolo cambiamento, ma non ne siamo del tutto sicuri -. E poi leggi delle vite di persone comuni, come noi, che vivono però in un altro Paese, in cui la Crisi è nata ed ha colpito con più violenza e ti rendi conto che quello che stai vivendo tu non è la loro Realtà, che nonostante la globalizzazione il mondo non è un tutt’uno e che le differenze si sentono. Puoi solo imparare. Senti che la strada, se vuoi, è ancora lunga, ricca di sorprese, sicuramente con dei tratti in salita ma che possono svelarti un mondo meraviglioso. “[…] E’ quello l’unico segreto: ci vuole il coraggio di ripartire e di non farsi mai abbattere. La fortuna non esiste, la costruiamo noi ogni giorno.”

giovedì 10 marzo 2011

... OGNI TANTO UNO SFOGO CI VUOLE...

Era un bel po' di tempo che non mi arrabbiavo per l'inefficienza di Roma, per il casino che c'è continuamente, per la mole di persone che riempie le sue strade, e per questo Enorme Casino che è Roma.

Avevo raggiunto una sorta di estraneità/menefreghismo. E questo mi faceva vivere più tranquillamente. Osservavo, passavo, ogni tanto "commentavo" tra me e me.

Bene!

Questa mattina ho ritrovato la Roma Autentica-Incasinata-Disorganizzata-dove per fare anche la cosa più semplice ci metti il triplo delle energie necesssarie.

Possibile che in una Metropoli di oltre 2.756.581 abitanti ci siano solo 2 linee della metropolitana, di cui una interrotta??!!!!???

Ora (se non tutti) questi abitanti di norma si spostano la mattina per andare a lavorare... in quali condizioni??...

Ecco questa mattina...


Forse questa foto può non esprimere il numero di persone presente, ma... per bloccare il flusso di passeggeri in entrata alla stazione della metro perchè la banchina era stracolma... bisognava esserci. Io c'ero! :) Devo dire di aver reagito abbastanza bene, senza particolari "rodimenti"...


Però, almeno per oggi, non voglio sentire nessuno che mi dica: "Eh, quanto la fai difficile. Tutti lavoriamo." Eh no! Di tutte quelle persone che me lo dicono e-che-non-lavorano-o-vivono-a-Roma... oggi no! Gliele farei fare io un paio di settimane da me, a seguirmi, con i ritmi e gli orari che faccio io e con questi "piccoli inconvenienti quotidiani". Poi ne riparliamo! Comunque in quest'ultimo periodo mi sento proprio fiera di me stessa. Ho raggiunto un grado di organizzazione e di resistenza che pensavo di non avere. E invece sì. Anche se, ovviamente, per giungere alla perfezione bisogna ancora lavorarci su ;)

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